Subsonica
 
Tracklist
 
Come Se
Istantanee
Non Identificato
Onde Quadre
Radioestensioni
Momenti di noia
Giungla Nord
Cose che non ho
Preso Blu
Funk Star
Velociraptor
Nicotina Groove
 
 
 
autore: Boss
 
 
Nel 1997 ascoltai per la prima volta “Radioestensioni” e ne rimasi subito colpito, era un pezzo troppo bello per essere italiano, mi dicevo, un’amalgama di suoni limpida e riuscitissima. Ma ricordatevi che nel ’97 avevo 14 anni e potevo ascoltare sì i Dire Straits, ma considerare anche Natalie Imbruglia la nuova stella incontrastata del rock (!) britannico. Insomma, avevo la sensibilità musicale degna di un bradipo indiano. Non che sia cambiato molto, adesso. Però, ai tempi, ascoltando quel singolo, di certo non potevo pensare cosa fossero realmente i Subsonica, che fenomeno potessero essere, che tipo di musica facessero realmente: ascoltai dopo Cose che non ho e mi piacque moltissimo, ma ovviamente le conclusioni che ne trassi furono: “bene, i Subsonica sono un gruppo reggae, o comunque con importanti influenze giamaicane”. Cagata! Ciò può essere anche vero, ma di certo i Subsonica non potevano essere rappresentati solo da quei due singoli, i quali – attenzione! – seppur bellissimi e degni di essere considerati due dei loro migliori pezzi di sempre, non potevano di certo spiegare quale intricato groviglio di idee fosse il primo disco della band piemontese. So già cosa vi starete chiedendo, curiosi e attenti lettori subsonici: “’sto qua comincia a recensire il disco oppure ha intenzione di raccontarci tutta la storia della sua toccante vita?”. Ok, perfetto, ogni vostra richiesta sarà esaudita: mi appresto a svolgere il mio compito, nonostante non sia lautamente retribuito (e qui chi vuole capire capisce).
Chi scrive considera questo primo disco probabilmente il migliore della discografia dei 5, e non perché voglia allinearsi a un modo di pensare che vuole che tutti i primi dischi di una band, per così dire, underground siano splendidi e poi tutti quelli che seguono siano altamente commerciali nonché venduti al mercato. Questo è il disco più bello, a mio parere, perché è quello con il suono più caldo, è forse il disco più suonato, più ingenuo perché il primo e forse proprio per questo il più vero. Sembra una paccata di frasi retoriche, ma è un disco davvero “caldo”, in contrasto assoluto con quell’Amorematico che avrebbe fatto la fortuna dei subs, nonostante la sua algidità. “Velociraptor” su tutti, è il pezzo probabilmente più bello di tutto il disco, un intricato strumentale che mischia elettronica e musica suonata, come da tradizione subsonica. L’altro singolo è “Istantanee”, praticamente quello con cui i Subsonica si sono fatti conoscere, con influenze – anch’egli – alquanto marleyane. Vi è groove dappertutto, in cui il funky emerge prepotentemente, come in “Funk star” (pezzo dedicato alle passioni cinematografiche e telefilmiche di Boosta e Max…”sentirsi come Starsky ed Hutch”) o “Non identificato”; vi è groove anche nei pezzi più ambient (splendida “Giungla nord” ma anche la conclusiva “Nicotina groove”) e nei pezzi più tirati (echi di rock in “Momenti di noia”, “Non identificato”, traccia quasi in stile James Bond in cui partecipa l’azzecatissima tromba di Roy Paci, “Onde quadre” e “Come se”, che inizia con uno stato di calma apparente per poi sfociare in un ritornello tiratissimo). Impossibile dimenticarsi di “Preso blu”, uno dei brani più rappresentativi del gruppo, ingiustamente eliminata dalla scaletta del tour di Amorematico e nato principalmente come brano degli Africa Unite e che Max Casacci ha riciclato con astuzia per la voce di Samuel (Bunna non lo sentiva adatto a lui).
In definitiva, “Subsonica” è forse il miglior esempio da ascoltare per chi vuole comprendere realmente chi sono Samuel Romano & c. E non sarebbe male che lo riascoltassero anche loro per tornare a quelle sonorità che forse meglio li rappresentavano.