Terrestre
 
Tracklist
 
Corpo a corpo
Ratto
Vita d'altri
Abitudine
Gasoline
Incantevole
L'Odore
Alba a quattro corsie
Salto nel vuoto
Giorni a perdere
Amantide
Terrestre
Le Serpi
Dormi
 
autore: Boss
 
 

Li vedi in tv con i giubbotti di pelle da Fonzie, gli occhialoni da Starsky ed Hutch e i tatuaggi maori solo in un lato della faccia, tutti impettiti, seri e in pose da rockstar, e pensi: “minchia che stronzi”.

 Poi leggi in un giorno di Settembre che passerano dalla Mescal alla Emi (più precisamente, alla Virgin) e, nonostante loro assicurino che non si commercializzeranno sol perché sono passati ad una major, ti accorgi che l’uscita del disco viene preannunciata come mai era successo prima, e ti sembra che qualcosa non sia più come prima. Qualcosa non ti va giù, fedele amico ascoltatore dei cinque cosetti torinesi. E pensi: “minchia che stronzi”.

 Come se non bastasse, fedele amico lettore di questa recensione, ascolti il singolo di lancio di questo disco, “Abitudine”, e poi scopri che la radio edit dura due minuti in meno rispetto a quella presente nel disco: in pratica è stato tagliato il frammento più bello (che vale tutta la canzone), un 9/8 prog in cui – udite udite- Max Casacci si avventura in un clamoroso assolo. Clamoroso ovviamente perché sentire Casacci che fa un assolo in un disco dei Subsonica fa sempre lo stesso effetto che fa vedere Eva Henger vestita. Nel senso che dici: “non è possibile!”. In ogni caso, pur consapevole del fatto che tutti i pezzi in radio vengono mozzati proprio nei loro momenti più belli ed interessanti, pensi: “minchia che stronzi”.

 Infine, fedele nullafacente che ha il tempo di leggere questa accozzaglia di frasi che tutto sembra fuorchè una recensione, li vedi a Top of the pops e Cd-live. E – indovinate un po’? – pensi: “minchia che stronzi”.

 Ma non preoccuparti, fedele amico che ti sei pure un po’ rotto di sentirti chiamare “fedele”, qui non si fa un processo ai cinque cosetti torinesi. Anzi.

 Nonostante le demo di trenta secondi dei pezzi fossero già state messe online nel sito ufficiale due settimane prima dell’uscita dell’album, l’ascolto del disco è un’altra cosa. E, come al solito, per ascoltare un disco dei Subsonica, almeno per la prima volta, non te ne puoi stare affaccendato in altre faccende come se fossi un comune fazendero. Bisogna sbracarsi (termine tecnico, ndr) sul proprio divano davanti al proprio stereo e fare in modo di non essere contattabile da chi e soprattutto chessia. Anche se “minghia c’ho la tipa che ci siamo fatti la You&me e se mi chiama non ci posso dire di no se noi poi le girano i coglioni e non mi parla più e io con chi ci faccio all’ammmore, con il pupazzo della Trudy?”. Anche se un divano e uno stereo a casa non ce l’hai. Ti prende un lettore cd e una sedia di legno e non rompi le palle.

Lo ascolti e pensi “minchia che stronzo che sono stato”.

 Volete sentirvi dire che hanno abbandonato l’elettronica e si sono dati definitivamente al rock, recuperando la loro anima analogica nascosta, o che “Terrestre” si chiama così perché gli astronauti di Amorematico sono tornati sulla terra e adesso hanno voglia di suoni più caldi, hanno voglia di anni 70, di tastiere che non abbia sequencer e altre genialate che tanto piacciono al signor Davide Di Leo in arte Boosta? Ve lo dico, anche perché ve l’hanno già detto loro. Ma non vi dirò che “Corpo a corpo” è una “febbricitante denuncia masticata su una base ragga a nervi scoperti” o che Dormi” è “una ninna-nanna a cielo aperto cullata da rumori di fondo” (ma chi è che decide di commentare le canzoni all’interno del gruppo? Il mago Zurlì?).

 “Terrestre” è un disco sicuramente pop. Ma non nel senso più “volgare” del termine. “Terrestre” non è come “Like a virgin” di Madonna, non vorrei essere frainteso. Ha dei profondi momenti di rottura con il passato, con la freddezza di Amorematico e con la tecnologia di Microchip emozionale; è sicuramente più vicino alle sonorità del primo album. “E il primo album era un album pop?”, potreste chiedermi, quasi infastiditi. Ma certo che no. Soltanto che non era neanche un disco rock. Come non lo è questo.

Come il primo disco era un bellissimo lavoro pieno di contaminazioni (dall’elettronica al reggae, dalla jungle al drum’n’bass per finire al pop validissimo di “Radioestensioni”, pezzo che non viene più eseguito nei concerti senza un motivo valido), anche questo è un lavoro che risente moltissimo dei molteplici ascolti di tutti e cinque.

Ci sono 14 brani la cui maggior parte odora di rock ma, sostanzialmente, neanche i Subsonica stessi vogliono che si dica e si scriva che questo sia un disco rock. E infatti, ripeto, non lo è.

Però, ci sono tanti però.

Però, finalmente, Max Casacci si è ricordato di essere un chitarrista “presente”, e non solo un produttore (non vuole essere una critica, ma l’unico riff – che poi riff non è - che si ricordi di Amorematico è quello di “Dentro i miei vuoti”).

Vicio finalmente ha prodotto delle linee di basso QUASI degne di quelle di Pierfunk (scrivo quasi perché quel bassista lì nei Subsonica delle origini ha fatto la storia del gruppo), vedi in “Corpo a corpo” e “Ratto”.

A Ninja sono state tolte le catene, e, anche se all’apparenza può non sembrare, è sicuramente stato più libero rispetto al passato, si vede in “Gasoline” (brano su cui tornerò dopo) in cui è protagonista di una singolare sfida: Ninja analogico vs Ninja digitale, ovvero batteria suonata dal vivo e batteria programmata. Vince nettamente il Ninja analogico, ma ciò non vuol dire, attenzione. L’idea del doppio solo è molto bella, gli incastri sono molto interessanti, ma non è un grandissimo solo. Lo dico sol perché da Ninja ci si aspetta scintille, non per altro. Ma è anche vero che non sempre le scintille siano sinonimo di estetica musicale. Osteria numero mille, il mio rullante fa scintille, direbbe il batterista che tanto ricorda una fusione tra Graham Coxon (ex-chitarrista dei Blur) e James Tont.

E poi Boosta si è messo un attimo da parte (ma giusto un attimo) per far spazio ad altre sonorità: ovvero, poche programmazioni (ovviamente non considerate “Alba a quattro corsie” e la strumentale ambient “Terrestre”) e più tastiere “suonate” (vedi il finale di “Ratto” e “Amantide”).

Samuel è, dal canto suo (essendo cantante ah ah ah), il solito Samuel, con ottime dimostrazioni di bravura, sia nelle parti più “melodiche” che in quelle più “cattive” (vedi nuovamente “Corpo a corpo” e “Giorni a perdere”) e sorprendenti doti compositive: “Dormi” è una ballata finale che può sembrare un puro esercizio di stile melanconico ma che in realtà trova in un semplice arpeggio di chitarra una sua dignitosissima struttura.

E’ forse appunto “Dormi” il pezzo più di “rottura” rispetto al passato, più de “L’odore” o di “Gasoline”: una chitarra acustica arpeggiata, che si ricordi, in un album dei Subsonica non c’era mai stata.

Ma i momenti più alti del disco sono da ricercare altrove: probabilmente all’inizio, in cui i due primi brani rendono l’idea del cambiamento appena in parte: infatti la ormai stracitata “Corpo a corpo” ricorda molto il passato raggamuffin, ma rimane uno degli episodi più validi di tutto l’album; “Ratto” ha una linea di basso molto semplice ma funzionalissima che porta avanti tutto il pezzo, molto bello con un ritornello assassino, nonostante a volte il risultato finale può ricordare una sigla di un cartone animato. Attenzione: questa frase non venga presa come una critica perché le care, vecchie sigle anni ’80 avevano un loro validissimo perché. Non le cagate che ci sono oggi.

Purtroppo poi arriva “Vita d’altri” a rovinare l’incipit ben azzeccato della tracklist; personalmente, lo ritengo uno degli episodi meno riusciti di tutta la carriera dei Subsonica: un ritornello moscio, un incipit degno dei peggiori Placebo, un testo alquanto piatto, nonostante la collaborazione del poeta Luca Ragagnin. E, adesso, purtroppo (…), mi toccherà probabilmente prendermi le antipatie della maggior parte DELLE fan subsoniche: questo brano va tranquillamente a fare compagnia nel settore “vaccate” all’altro episodio non riuscito che è “Incantevole”. Un brano che, se non avesse il ritornello da TRL-cuoricini nel diario-scritte con i pennarelli rosa, sarebbe carino. Ma purtroppo assume una mielosità non consona ai cinque e rasentante il fastidio. Si accettano scommesse su “Incantevole” come prossimo singolo, comunque. (Per chi leggerà dopo anni: data della recensione, 10-5-2005) (Spero vivamente di essere smentito)

Invece “Gasoline” è uno dei pezzi più sorprendenti per le sue chitarre dalla sonorità lontanamente soundgardiane e per quell’atmosfera che per descriverla ci vorrebbero tante parole ma basta dire…rock. (eh sì lo so, mi sono fregato da solo)

Dello stesso tipo è “L’odore”, fra le tre canzoni più belle del disco.

“Giorni a perdere” si infila in questo nuovo filone subsonico, ma con meno clamore: è effettivamente una canzone valida, con un ritornello molto convincente (la rintengo una delle classiche tracce che vanno apprezzate con il tempo comunque), ma il tutto risulta un po’ forzato nel suo complesso.

Ma ci sono tanti begli elementi a ricordare il passato: primo fra tutti, “Alba a quattro corsie”, 7 minuti di dance-non-dance ipnotica suonata per intero senza ausili tecnologici ma dal grande stile come probabilmente “Nuvole rapide” non lo è mai stata. “Salto nel vuoto” è invece una degna continuazione di “Cose che non ho” in 7/8 che ricorda i tempi belli, in cui ancora Boosta aveva i capelloni in testa (e Samuel ne aveva almeno uno) e non si vestivano tutti di nero.

La successione delle tracce comunque vede un suo climax nella parte centrale del disco, per poi placarsi verso la fine, con la prova strumentale (bellissima) – forse l’unico legame con Amorematico e con i suoi quattro atmosferici -  e con, prima della conclusione, “Le serpi” che si candida autorevolmente ad essere il migliore brano di Terrestre. Brano scuro, dalle atmosfere quasi orientali, con intrecchi fra chitarre acustiche e bellissime parti orchestrali, che mettono in risalto una drammaticità ed una liricità probabilmente mai mostrata dal gruppo.

 Probabilmente già saprete quello che sto per scrivere: Terrestre è disponibile in una doppia versione, una normale (a prezzo limitato) e una definitiva “digipack”, ovvero con un dvd in allegato, in cui i cinque cosetti sono protagonisti di un esauriente making-of ma soprattutto di scene comiche di alto livello. Attenzione, non vi aspettate Aldo Giovanni e Giacomo; aspettatevi Boosta in gran forma.

 E comunque, se non vi foste ancora convinti di quello che ho detto (e cioè che alla fine Terrestre è più che buono)…leggete questo mantra e poi ne riparliamo:

 “Guardami , svuota la mente, puuntimi gli occhi addosso. Svuota la mente, la tua mente è una palla piena di luce, è una palla piena di luce con un concetto solo, a me gli occhi, Terrestre è un disco beello, è un disco che mi piace da paura. Se ci devo portare fuori la tipa...ci metto terrestre su, s eci devo litigare ci metto terrest NON DISTRARTI se devo litigare ci metto terrestre.
Svuota la mente La tua mente è una palla di nuvola e nella nuvola c'e' solo un concetto... Terrestre m'è emoziona, Terrestre è il disco più bello che io ho mai sentito”.